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Mario Calvo Platero e Gerard Baker

GEI Lunch con Gerard Baker

New York, 14 settembre, 2026-  Il GEI – Gruppo Esponenti Italiani – ha ripreso le attività dopo la pausa estiva con un incontro dedicato alle ricadute sul mondo dell’economia e degli affari nel volatile contesto dei nostri giorni sia dal punto di vista dei mercati che della geopolitica e della politica interna americana.

Ospite dell’incontro Gerard Baker, ex direttore del Wall Street Journal oggi editorialista del quotidiano, del Times di Londra, una delle voci più ascoltate nell’analisi del momento congiunturale sia dal punto di vista economico e politico. Baker è anche un acuto osservatore degli affari italiani e ha fornito le sue impressioni sul recente Forum a Villa d’Este dove ha assistito all’incontro tra il Senatore Mario Monti e l’esponente dell’estrema destra Roberto Vannacci.

Su uno dei temi più discussi negli ultimi giorni –  e cioè se la crisi di credibilità degli Stati Uniti possa risalire agli errori commessi dopo l’attacco dell’11 settembre ricordato nel corso dell’incontro, moderato dal Presidente del GEI, Mario Calvo-Platero – Baker ha confermato che partendo da una posizione di preminenza politica assoluta dopo la fine della guerra Fredda, con un bilancio in pareggio e con il dominio assoluto, allora, della tecnologia digitale, gli USA hanno sperperato molto capitale politico ed economico. “Credo francamente che l’America abbia preso molte decisioni sbagliate”, dopo quella data.  “Le guerre in Afghanistan e Iraq hanno contribuito ad accentuare la frattura con una parte dell’opinione pubblica mondiale e anche all’interno dello stesso Occidente”, come dimostrò l’opposizione della Francia alla guerra in Iraq.

Negli anni si è inoltre consolidato un attivismo sempre più marcato del Sud globale a danno del Nord, mentre i BRICS hanno progressivamente acquisito peso, fino ai recenti incontri in India, dove è stato lanciato un nuovo guanto di sfida all’Occidente.

Certo non si possono dimenticare gli impatti della crisi finanziaria del 2007/2009 e del COVID. Detto questo, anche se molto capitale politico è stato sperperato, se si soffrono le conseguenze inflazionistiche, dell’aumento del costo del greggio e dei tassi di interesse di una guerra improvvisata come è stata quella contro l’Iran “concepita male, pianificata peggio e combattuta in modo terribile e non adeguatamente spiegata agli americani”, l’economia americana resta – secondo Baker – la più solida e la più avanzata al mondo”. Esprimendo una dicotomia tra percezione dell’influenza politica, e forza reale dell’economia americana, Baker ha spiegato che: “l’altissimo debito oggi non preoccupa, anche perché l’economia sottostante resta in crescita, il tasso di disoccupazione su livelli molto bassi, i profitti aziendali molto buoni. Il problema che abbiamo, ma questo è comune a molte economie industriali – ha continuato- è la sperequazione tra ricchi e poveri e le difficoltà con cui si confronta la classe media. Questo si traduce in irrequietezza dell’opinione pubblica e nascita di movimenti politici o leader improbabili”.

Una di queste reazioni l’abbiamo vista con la vitalità mostrata dai movimenti di estrema destra che restano un riferimento per i repubblicani ma anche di estrema sinistra, come abbiamo visto in recenti primarie americane o alle elezioni per il sindaco di New York. Vitalità, sostengono alcuni analisti politici, che potrebbe danneggiare il partito democratico alle imminenti elezioni di metà mandato. Baker tuttavia rileva che solo il 7% circa dell’elettorato o della rappresentanza democratica  è di quella sinistra “socialista” omologabile a Bernie Sanders, Ocasio Cortez o Mamdani. E prevede che i democratici vinceranno la maggioranza alla Camera a novembre, dove hanno bisogno di soli tre nuovi seggi per vincere il controllo. Più complessa la partita al Senato, dove una maggioranza non si può escludere, ma appare molto più difficile. Anzi, secondo Baker, per i democratici potrebbe persino essere preferibile non conquistarne il controllo dei due rami del Parlamento. “Con le difficoltà congiunturali di cui abbiamo parlato- riflette l’editorialista- con due guerre ancora aperte che potranno indebolire l’economia, se dovessero durare da qui ai prossimi due anni, e in vicinanza ormai delle elezioni presidenziali, un peggioramento della situazione potrebbe attribuire a un Congresso a guida democratica la responsabilità di future difficoltà economiche”.

E guardando al 2028, Baker ha escluso l’ipotesi di una nuova candidatura di Donald Trump, nonostante i timori di chi teme che possa tentare di violare o aggirare il limite costituzionale dei due mandati. Proprio perché JD Vance si è ormai imposto come il principale punto di riferimento repubblicano per la successione, ritiene che i democratici possano partire in vantaggio nella corsa alla Casa Bianca. “Se Trump resterà impopolare come oggi, credo che le possibilità del vicepresidente di diventare presidente siano vicine allo zero”, ha detto, ricordando che il suo pronostico è confermato dalla storia:” è rarissimo che un vicepresidente riesca ad imporsi con successo come la continuità di un’amministrazione uscente conquistando una vittoria presidenziale”. Baker ricorda solo due precedenti, Martin Van Buren nel 1836 e George H.W. Bush nel 1988. Bush conquistò la Casa Bianca sulla scia di una presidenza Reagan che aveva ottenuto un forte consenso politico ed economico.

Lo stesso non si può dire di Trump, che, secondo Baker, ha dimostrato di essere molto più instabile di quanto ci si potesse aspettare, di non essersi circondato di persone capaci di consigliarlo adeguatamente. “La mia sorpresa è che abbia scelto solo yes men che fanno tutto quello che dice lui”, ha osservato. Una dinamica che, secondo l’editorialista, emerge anche in politica estera: dall’idea del Canada come cinquantunesimo Stato americano alle minacce sulla Groenlandia, fino alla decisione di entrare in guerra con l’Iran senza un’adeguata preparazione. Segnali che, nella sua analisi, mostrano quanto gli impulsi più estremi del presidente finiscano spesso per essere assecondati anziché contenuti. “Nel complesso- spiega – direi che gli aspetti negativi di ciò che Trump ha fatto negli ultimi due anni superano significativamente quelli positivi”.

In questo contesto, Baker ha riservato parole particolarmente positive a Papa Leone. “Credo che parte della ragione per cui Leone sia stato eletto sia proprio Trump”, ha osservato, precisando che si tratta di una sua interpretazione. Secondo l’editorialista, avere un americano diverso da Donald Trump in una posizione di straordinaria autorità morale nel mondo è “incredibilmente importante”. “Credo che Leone lo stia facendo, e lo stia facendo molto bene”.

Infime una riflessione sull’Italia visto che è reduce dal recente viaggio a Villa d’Este: “Non c’è dubbio che oggi il Presidente del Consiglio Giorgia Meloni si sia affermata come una delle voci più autorevoli nel contesto europeo, se non la più autorevole. Penso alla successione dei governi in Gran Bretagna e alla celebrazione dei giorni scorsi del governo più duraturo nella storia della Repubblica – ha detto Baker – Il Presidente Meloni si è dimostrata una leader pragmatica e tutt’altro che estremista di destra o fascista come molti anche qui in America temevano. Questo ha aperto spazi a destra, ma Roberto Vannacci non può essere la risposta, non ha la statura, le capacità tecniche, politiche o l’esperienza per governare responsabilmente anche in una coalizione, ma riesce – nella superficialità del nostro tempo – a imporsi con abili interventi superficiali, con posizioni francamente inaccettabili su Russia e sulla guerra con l’Ucraina, che però attirano un voto confuso, cosa che registriamo anche in America”.

Il presidente Mario Calvo-Platero ha voluto ricordare pubblicamente il venticinquesimo anniversario dell’11 settembre e la figura di Lucio Caputo, presidente del GEI, che il giorno degli attentati si trovava nel suo ufficio alle Torri Gemelle ma riuscì a salvarsi e ad uscire prima del crollo della torre contravvenendo agli ordini dei pompieri che chiedevano a tutti di restare fermi sui pianerottoli. Platero ha inoltre reso omaggio ad Andrea Angeli, ex funzionario delle Nazioni Unite, protagonista per quasi quarant’anni di missioni internazionali di pace, anche i Kosovo, e figura molto presente nella comunità italiana di New York deceduto improvvisamente un paio di settimane fa.